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2016

Beyond

Giunto alla sua settima edizione, il Festival Outdoor pone al centro della sua indagine delle riflessioni riguardo il confine; la necessità di travalicare, di andare oltre ai limiti stabiliti è un bisogno innato nell’uomo e contraddistingue la sua esperienza esistenziale. Stabilire un confine infatti porta con sé il desiderio di scoperta, porta alla volontà di aprirsi e scoprirsi, costruisce dialogo e alimenta la ricerca. Rompere i confini porta la volontà di rinnovamento per crescere e spostare i limiti, trovando nuove sintesi di pensiero. Il titolo scelto, Beyond, vuole essere dunque un auspicio al superamento dei limiti e dei confini che contraddistinguono il nostro vivere in comunità. Alcuni artisti che parteciperanno a questa nuova edizione si confronteranno con questi concetti interagendo con gli edifici della caserma, travalicando i propri confini, andando oltre le proprie concezioni di lavoro artistico, mettendosi alla prova con supporti distanti dal loro modo di operare, cercando di oltrepassare i limiti derivanti dalle modalità con le quali normalmente definiscono il loro gesto artistico. Alcuni degli spazi espositivi stessi, organizzati anche quest’anno come padiglioni divisi per nazione, vengono idealmente e fisicamente uniti abbattendo le mura e creando un percorso privo di barriere, in cui saranno presentati anche degli spazi nuovi che non erano visitabili nella scorsa edizione, svelando e mettendo a disposizione nuove stanze.Lo stesso Festival risponderà a questa missione ospitando al suo interno altre realtà internazionali e nazionali che operano nel settore dell’arte contemporanea, chiamati a curare il padiglione a loro assegnato.

Testo di Antonella Di Lullo

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Now in its seventh edition, Outdoor, Festival places at the core of its investigation these reflections. Therefore, the chosen title, Beyond, wishes to be a omen for overcoming the limitations and boundaries that distinguish our collective life. Some artists who participate in this new edition confront these concepts by interacting with the barracks’ architecture, going beyond its own borders, going beyond their own conceptions of artistic work, putting themselves to the test with media far from their normal way of working, trying to go beyond the limitations imposed by the means that define their artistic style. Some of the exhibition spaces themselves, organized again this year as pavilions by country, are ideally and physically joined by breaking down the walls and creating a barrier-free path, along which will be presented new spaces that were not visited during the last edition—unveiling them and displaying new rooms. Explore, search, collaborate. Test yourself with the unknown. Reconsider viewpoints, share, break down boundaries. All this is BEYOND. An attempt to openness to the world, that is an effort to build bridges instead of walls. A way of communicating. Because we believe in the end, as shown by Wittgenstein, that the limits of our language are the limits of our world.

Text by Antonella Di Lullo

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